
Danni da movida: come si determina il diritto al risarcimento?
È però una regola affermata da tempo e con argomenti davvero importanti.
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Ad es. il TAR dell’Abruzzo (23/5/2023, n. 213) ha spiegato che: “Costituisce nozione acquisita che l’interesse al mantenimento dei livelli di rumore entro i valori soglia stabiliti dal D.P.C.M. 14 novembre 1997 per gli ambienti esterni e per gli ambienti abitativi e lavorativi è strettamente correlato alla tutela della salute umana, avendo ad oggetto, per quanto concerne gli spazi aperti al pubblico, il disturbo arrecato alle occupazioni e per le ore serali, come nella specie, al riposo delle persone. Ai sensi dell’art. 2 della L. n. 447 del 1995 l’inquinamento acustico è definito quale introduzione di rumore tale da provocare non solo fastidio o disturbo alle attività umane ed al riposo, ma anche deterioramento per gli ecosistemi, l’ambiente abitativo e l’ambiente esterno idoneo ad inibirne la fruizione da parte della collettività, per cui l’art. 9 consente anche il ricorso allo strumento dell’ordinanza contingibile ed urgente per ragioni di tutela della salute pubblica e dell’ambiente…Quindi nell’ambito della materia “igiene e sanità pubblica” rientra anche l’obiettivo della salvaguardia dalle immissioni di rumore antropico laddove esse siano superiori ai valori soglia stabiliti ex lege”.
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Che il Comune possa e debba intervenire per fermare i rumori molesti è stato detto anche da Tar Campania 13/12/2022, n. 7776 e anche da molte altre decisioni che però avvisano che il Comune deve fare accertamenti concreto della rumorosità, senza i quali non può emettere ordinanze che vietino attività commerciali.
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